Racconto di un Macchinista Ferroviario

Il Racconto di un Macchinista Ferroviario, alle prese con il suo lavoro di tutti i giorni…


Racconto di un Macchinista Ferroviario
Racconto di un Macchinista Ferroviario

Le due storie che leggerai, sono di un macchinista che ha voluto (per privacy) restare Anonimo…

Lavoro in ferroria da quasi 20 anni. Da venti anni a questa parte, ho passato un incubo… Il peggiore incubo, di ogni macchinista, è ritrovarsi di fronte un potenziale suicida. Ogni volta che mi trovo in treno, e vado a bassa velocità, non faccio altro che guadare da tutte le parti.

Il mio lavoro è un incubo! Anche i miei amici, anch’essi macchinisti, lo affermano. Una volta a settimana, ci ritroviamo tutti insieme in un Bar che conosciamo molto bene, della nostra città, e mentre beviamo… Ci confidiamo molte cose che sono accadute mentre eravamo in servizio.

Il mio nome è Giacinto. Ti racconterò due delle storie più tristi, che mi sono capitate mentre ero in servizio, da 20 anni a questa parte.

In tutti questi anni sono capitati moltissimi casi di suicidio, ma te ne racconterò solo due, perchè sono le più agghiaccianti, e che ancora adesso non sono riuscito a dimenticare.


La (Prima Storia) del Racconto di un Macchinista Ferroviario…

Era il 14/04/2011. Il tragitto che avrei dovuto compiere, avrebbe dovuto essere: Da Venezia Mestre a Palermo Centrale. Quel giorno era anche il Compleanno di mia figlia. Per cui, mi interessava portare al termine il lavoro, senza troppe complicazioni o ritardi.

“Alle 06:16 la partenza da Venezia Mestre”. Fino alle ore 14.00 andava tutto bene!

Mentre ero al telefono, con un mio superiore… Improvvisamente, sentii delle urla di un uomo che provenivano da uno dei vagoni più vicini alla cabina.

In quel momento ero disperato. Non sapevo proprio cosa fare. Avevo, però, il telefono in mano. Capii, da subito, che dovevo fare qualcosa.

Non vedevo più i binari, ma mia figlia e mia moglie.

Un attimo dopo, ritornai in me e chiamai la Polizia dalla città in cui mi trovavo: a Firenze. L’ agente, mi disse di fermare il treno non appena arrivavo alla stazione (Santa Maria Novella) di Firenze. Avvertii uno dei miei superiori dell’ accaduto, e che avrei dovuto fermare il treno alla stazione Santa Maria Novella .

Quando fermai il treno, la stazione era circondata di agenti di polizia (da tutte le parti).

Io mi trovavo sulla cabina principale, pronto per far ripartire il treno. A quanto pare, però, il malvivente non aveva nessuna intenzione di costituirsi. Passarono i minuti, e la stazione era sempre più circondata dalla polizia.

Un’ ora dopo, tra la polizia ed il malvivente, ci sarà stato qualche accordo. In base a ciò che riuscivo a vedere dal finestrino della cabina. Avevo notato dei gesti da parte di un agente, come se dicesse (Ok, adesso esci, o qualcosa simile!).

Qualche minuto più tardi, il malvivente uscì dal mio treno, con un ostaggio (una Donna). Ancora, qualche minuto più tardi… Lo vidi entrare in una macchina della polizia (ammanettato). “Non riuscivo a vedere bene cosa stavano facendo, dalla cabina. “La visuale non è a 360°“!

Un agente, mi fece il gesto della mano di ripartire! Allora in quel momento, chiamai il mio superiore e gli dissi che il caso è stato risolto, e se potessi ripartire. Il mio treno è rimasto fermo lì ancora per altri 30 minuti. Non potevo ripartire in quel momento.

Quando un treno viene fermato senza l’ autorizzazione, possono succedere svariati cambiamenti per altri treni in transito, e molto spesso anche incidenti fra treni!

30 minuti dopo, il superiore mi chiama dicendomi di ripartire. Mentre stavo prendendo velocità, vidi quel malvivente “appena arrestato dalla polizia” che si distese tra i binari. Non sò cosa fosse successo, o come fosse riuscito a scappare.

Non potevo sbagliarmi… L’ ho riconosciuto subito. Continua a leggere il Racconto di un Macchinista Ferroviario…

In quel momento azionai i freni, ma non potevo fare molto. Lo presi in pieno! Quando fermai il treno, chiamai nuovamente la polizia dicendo loro che quell’ uomo, che avevano arrestato, si è appena suicidato buttandosi sotto al mio treno.

Nel frattempo, avvisai i miei superiori che sono stato costretto a fermare il treno, per causa tentato suicidio.

Una squadra di polizia e l’ autoambulanza, si precipitarono sul posto. Non c’è stato nulla da fare per me… Ho capito che quel giorno sarebbe stato un giorno che non avrei mai più dimenticato. Ancora oggi ci penso spesso. Non riuscii a portare al termine il mio lavoro.

Quel giorno il mio treno non arrivò in destinazione!

Questo mi fece stare male, sia per me, per mia figlia e per i passeggeri. Faccio questo lavoro da 20 anni e qualcosa.

Quando sono in cabina, il mio obiettivo principale è quello di arrivare in destinazione.

Non voglio deludere nessun passeggero. Ma da quel giorno, mi è rimasto un peso nello stomaco… Mia figlia compiva 18 anni, quel giorno. Ed io le avevo promesso che per le 22.30 mi sarei precipitato a casa a festeggiare insieme a lei e mia moglie. Quando arrivai a casa il giorno dopo… Mia figlia, non volle nemmeno guardarmi in faccia!

Quel giorno mi sono sentito deludere tutti. Dai miei superiori… Avevo ordini ben precisi di “Non abbandonare la cabina del treno” per nessun motivo.

Fare il macchinista non è un lavoro semplice.

In tutti questi anni (da Macchinista ferroviario) ho capito una sola cosa… Sto perdendo la mia famiglia! Molto presto, penso, cambierò lavoro.


La (Seconda Storia) del Racconto di un Macchinista Ferroviario…

Questo episodio mi è capitato circa 20 giorni fà. Stavo arrivando alla stazione di Spoleto, quando “improvvisamente” una ragazza si lancia contro il mio treno. Non sono riuscito nemmeno a frenare in tempo.

La ragazza si era lanciata al momento che avevo iniziato a frenare. La ragazza, una 18enne, è stata sbalzata a metri di distanza, che poi ricaduta sui binari… L’ ho travolta.

L’ ho uccisa due volte!

Una cosa simile non mi era mai capitato, da 20 anni di servizio. In passato ho assistito a vari suicidi di persone di tutte le età. Mai, però… Mi era capitato di uccidere la stessa persona per ben due volte. Queste sono cose che restano dentro.

Non c’è giorno, della mia vita, che non faccio altro che pensare alla prima storia. Quanto alla seconda storia… Ci convivo ancora adesso. Questo… E’ il lavoro del macchinista ferroviario!


Il macchinista ha voluto restare Anonimo. Mi ha solo detto il suo nome, ma non voleva inserissi dati privati nell’ articolo.

Quando ho letto le due storie, inviatomi per email… Mi hanno fatto riflettere su tante cose. E’ vero! Fare il macchinista non sarà un lavoro facile da fare. Non è solo colui che porta i treni… Si nascondono incubi e dolori (tra i familiari).


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